Gioco con le parole, un po’ improvviso un po’ non lo so. Un po’ mi addentro in giochi fonetici strani. Un po’, come questa sera, sento il bisogno di scrivere, non so bene cosa, né su chi, né perché, ma lo faccio, cadendo un po’ nella banalità.
Un po’ di tutto, di tutto un po’. Un po’ un uso spropositato di un po’.
Starsene sotto le coperte con il pc sulle gambe, e intanto scrivere. I vantaggi della tecnologia che fanno perdere il sapore di carta e penna, che dopotutto rimane tanto unico quanto faticoso. Perché non tenermi questi scritti per me dunque? Perché in fondo lo scrittore è anche un po’ vanitoso e quindi necessita di avere, non tanto l’approvazione, ma il parere degli altri. Scrivi per cosa? Per capirti, per essere letto, per scoprirti? Di tanto in tanto scosti le spalline della pesante armatura che a guardar bene scivola via come un vestitino di seta rosa. Vestitino che non diresti ma di potermi vedere addosso, uno perché è rosa, due perché un vestitino. Ed ecco che ci risiamo, tiri fuori caterve di cose sconnesse, scollegate, che solo tu e il tuo filo logico potete capire.
Tornando alla questione dello scrittore, ancora non mi ritengo tanto e mi sto chiedendo se ad un certo punto nella vita vieni targato tale perché.. perché boh, hai scritto e pubblicato un libro, ma questo basta? Lo fanno in tanti, forse in troppi. Ma li stimo, anche quelli che non apprezzo. Perché come diceva la Fallaci -diceva un qualcosa che assomigliava molto a- Quando scrivo tiro fuori brandelli della mia anima. Quando senti il bisogno dirompente di dire la tua su qualcosa o semplicemente di dire qualcosa. Che fastidio dai? Da fastidio a qualcuno? Che si fottano, oltretutto.
Nessun commento:
Posta un commento