martedì 7 febbraio 2012

A te "scrittore" - Che mi procuri il bisogno d'un dottore!

Par che sian diventati tutti dotati scrittori.
A chi delle lettere cerca di far professione
Procuran più che gioie direi dolori.
Tutti a filosofeggiar e a rimembrar..
“Chissà come dev’esser dolce
 naufragare in mezzo al mar!”
Perché non provi,
‘sa mai che poi ci resti
E le cosiddette più non stressi!

Povere acca in disgrazia cadute – Suvvia son solo mute!
Son solo mute, mica han fatto la spia
E non son più figlie di Maria!

Le doppie sono uno spreco,
L’accento fa spavento,
E l’apostrofo par un impreco;
Benché simpatico non fosse,
Povero Bembo
Se ti vedesse!
E se strozzarti lui potesse!


Forse che prima di dar di vita lezioni
Dovresti di italiano prenderne?
O almeno usa quelle dita
Per su google cercar la parola ardita!
Se troppa è la fatica per il dizionario prendere
O usi google o lasci perdere!

Prendi codesti come spassionati consigli
Di chi, tuttavia, perfetto non è
Qualche errore ogni tanto scappa anche a me,
Ma per favore:
Se proprio te ne sbatti della mia sofferenza,
Cerca almeno di mantener un minimo di decenza!

Con affetto e simpatia
Da chi
Quando legge tal boiate
Vorrebbe nel reparto degenza vederti
Con le dieci dita steccate.




martedì 24 maggio 2011

Versi sfusi part. 3

Parole d’amore non voglio sentir più

Illusioni dai dolci toni

Sguardi mai esistiti, sorrisi.

Non voglio sentir più parole

Che mi riempiono la testa

E che con il loro niente

Mi lascian vuota di tutto.

mercoledì 30 marzo 2011

Versi sfusi part.2

Nelle vene
Tu che solo poesia odi
Ove il soldo di soldi
(concretamente) tintinna

Quante pretese di
Miniere al sole stese

Io che di primavera vivo la potenza
E delle parole la prestanza

Tu gioisci, quando il grano
Fiero conti tra due mani,
In una giornata uguale anche a domani

Io non so quel che sarà,
so quello che è, (qui ed ora)
qui ed ora
il sole che tramonta nella Dora

Tu che a quell’affare
Non sai rinunciare,
Io che per quell’amico
Non so darmi pace

Il nostro sangue così simile
Ma che in modo così diverso
Scorre nelle vene,
le mie sono calde, e le tue?

sabato 5 marzo 2011

Malincònia


A testa alta a guardar la Mole

gli occhi inumiditi dal vento;

porto nel cuore

lo sguardo di un poeta maledetto.









Mail ad una professoressa - Lacrime di rabbia

(Estratto da una mail mandata ad una professoressa riguardo ad un fatto realmente accaduto nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Torino. Il "Fatto" è stato trovarsi in circa 120 in un'aula da 55 posti. L'unica soluzione che la facoltà è riuscita a trovare è stata quella di spostare il corso in altri orari, dove però quasi tutti gli studenti hanno altri corsi. Così, questi 120 studenti si sono mobilitati in blocco per andare in presidenza dove si sono sentiti rispondere quello che andrete a leggere. Di tante parole ne basterebbe una: vergognoso!)


Buonasera professoressa P,
sono la casinista, quella che ad un certo punto è anche quasi scoppiata a piangere dal nervoso. Mi presento: mi chiamo Sabrina Russo, e sono iscritta al primo anno nella Facoltà di Lettere, curriculum moderno, contemporaneo.
[...]
Sono arrivata a casa stanca stremata dalla giornata, ma nel mettermi a letto non ho fatto altro che rigirarmi per mezz’ora, pensando a quello che ora mi sono decisa a scriverLe, perché non riesco a tenermelo dentro ancora per molto.
Io sono rimasta nauseata e disgustata da quanto accaduto ieri. Non per tutto, non, ad esempio, dal fatto che siamo riusciti a mobilitarci tutti cento venti o quanti siamo, e, tutti uniti abbiamo lottato per un unico obiettivo, non sono rimasta disgustata dal fatto che Lei è rimasta al nostro fianco e non ci ha mandati al "macello". Sono rimasta disgustata ed indignata dal fatto che il preside di una Facoltà di Lettere, che è una facoltà di pensiero, dove si insegna, si abitua e si allena il pensiero stesso, una facoltà dove le materie insegnate trasmettono insegnamenti di vita, valori anzi, Valori, Cultura, letteratura, non abbia trovato altro modo per risolvere la questione se non quello di andarsene, lasciando tutti con un pugno di mosche tra le mani. Sono indignata dal fatto che non ho potuto nemmeno tentare di far presente che noi paghiamo fior di soldi di tasse per avere un servizio che è quasi pari a zero. Non posso ancora credere al fatto che mio padre si spacchi la schiena tutto il giorno tutti i giorni, per mandare avanti la mia famiglia e per mandarmi in un’università dove io, e i miei colleghi, siamo costretti a: sederci per terra se arriviamo 2 minuti in ritardo alla lezione, sederci in mezzo alla sporcizia, cumuli e cumuli di sporco, la lana di polvere presente a Palazzo Nuovo tra un po’ prenderà vita se andiamo avanti così! Non posso credere al fatto che se non mi siedo per terra mi devo sedere sulle scale. E, Sa a cosa penso mentre sono seduta sulle scale e non riesco nemmeno a vedere chi parla perchè non sono un vatusso in piedi figuriamoci accovacciata sulle scale? Penso all’eventualità di dover evadere dalle aule o da Palazzo Nuovo, e penso a quante persone rimarrebbero bloccate lì dentro, e penso al fatto che in mezzo a quelle persone potrei esserci io, potrebbe esserci Lei, i miei amici, i Suoi amici o il primo sconosciuto che si trovava lì per caso.Di quest'affermazione i più penseranno che io sia una persona catastrofica e pessimista. No, io sono una persona realista, nonostante tutto. Sono realista nell’affermare che nonostante tutti i soldi che paghiamo non ci viene garantita neanche la sicurezza. Perché tanto si sa come vanno a finire queste cose: poniamo per assurdo che scoppi un incendio e ci siano un tot di vittime. Tutta Italia piangerà quelle vittime, tutti poi diranno “Si poteva fare questo, di DOVEVA fare quello e invece…” per un po’ di tempo la notizia verrà bombardata mediaticamente, finchè non ci sarà qualche piccola e di dubbia rilevanza modifica e tutto svanirà nel dimenticatoio, come sempre. Ma questo è un altro discorso. Io faccio presente che pago, paghiamo, delle tasse spropositate e che voglio almeno che mi sia garantito il diritto allo studio. Se proprio non vogliono metterci in condizioni di sicurezza (cosa che io presumo non sia così, ma non ho assolutamente le competenze legali o specifiche del settore per ammetterlo con certezza!) almeno che ci garantiscano il diritto di seguire i corsi, le lezioni!  E invece cosa mi sento rispondere? “Tu non capisci niente”. Tanti anni di studi e sacrifici per poi sentirsi dire una cosa del genere solo perché nel frattempo ho assunto la capacità di pensare e non mi piego al volere dei “superiori” come fanno i caproni ma reclamo i miei diritti. Io non ci sto, non mi sta bene, non mi sta bene per niente! Che cosa studiamo a fare allora? La mia fede nella letteratura non barcolla, ma Sa, quando succedono cose del genere, a barcollare è la speranza che il mondo non sia veramente così come chi si è arreso ci dice. Io non sono un’ignorante. O meglio, lo sono nel senso proprio e latino del termine: ci sono molte cose che non conosco, ma se la mettiamo così, allora siamo tutti ignoranti, nessuno escluso!
Sa che cosa mi fa arrabbiare inoltre? Mi fa arrabbiare che sia opinione diffusa che noi (inteso Noi studenti) nella vita non facciamo niente. Le cito più o meno testualmente cosa ho sentito dire in presidenza dalla signora riccia bionda di cui non ricordo il nome “Cosa volete voi? Volete non venire all’università il giovedì il venerdì ed il sabato perché volete fare il weekend lungo! Ecco cosa volete! Cominciate a fare dei sacrifici, e a fare qualcosa” Il succo era più o meno questo; riguardo alla questione del weekend lungo sono sicura quant’è vero che la Mole Antonelliana si trova a Torino! Ora io mi chiedo, ma come si permette? Come fa a giudicarci così tutti in blocco? Lei non lo può sapere e, non dovrebbe aver bisogno di saperlo per non emettere un’affermazione del genere, che io studio, lavoro, gioco a pallacanestro e, il più delle volte il mio tempo libero lo passo a fare da babysitter alla mia sorellina di cinque anni.  Inoltre, ha proposto di comprarci un gazebo, ebbene! Che lo compri allora!
Tornando al discorso delle tasse, quale servizio ci viene offerto? Quello di poter dare gli esami? Sicuramente Lei sarà al corrente che mediamente si dovrebbero spendere dai 60 agli 80 euro ad esame per comprare tutti i libri. Quindi, ricapitolando. Io al momento ho pagato 543,62 euro per: sedermi per terra in mezzo allo sporco, essere umiliata, non poter ricevere l’insegnamento di tutti i corsi (Senza contare che io sono dell’idea che un corso possa essere più o meno difficile -  e questo è soggettivo -  ma non più o meno importante! Come si fa a dare un valore qualitativo alla cultura?), dovermi adattare per forza alle decisioni che vengono prese da persone che mi, ci considerano solo dei numeri. Io non sono solo la matricola 738976. Io, lo ripeto, mi chiamo Sabrina Russo, ho un’anima, un cuore, dei sentimenti, aspirazioni e sogni. Sogni che forse questa gente non ha più e che ha sostituito con frustrazioni che riversa su di Noi.  
Sa quanto ci ho messo a capire quali corsi dovevo seguire ad inizio anno? Eppure, ti dicono “Sei grande oramai, non sei più al liceo, arrangiati!” E’ tutto un grosso ARRANGIATI, se sei un genio bene, altrimenti rimani indietro, altrimenti rimani fuori corso – “Così noi ci strofiniamo le mani di fronte ad una nuova entrata!” Io non ci sto professoressa, non ci sto!
Ci tengo a precisare che non è tutto così. Ci sono delle mosche bianche nel mezzo. Persone per cui vale la pena continuare a combattere, persone che ti aiutano a stringere i denti e ad andare avanti. Per me Lei, da ieri, fa parte di quelle persone. Oltre alle persone, che come giustamente Lei ha detto "Passano" ci sono i libri e quelli restano.
Ora, mi scuso se leggendo la presente si sarà messa le mani nei capelli più e più volte per questa sintassi disordinata e poco fruibile e per il lessico, non dei più formali. Mi scuso ma aggiungo che questo è il risultato di lacrime di rabbia messe per iscritto nero su bianco.
[...]
La saluto con affetto
Sabrina Russo





"Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre"(Oriana Fallaci, «La rabbia e l'orgoglio», 2001).




martedì 1 marzo 2011

Seconda stella a destra ...

Un professore entra in classe, augura la buona sera a tutti. Sono le 16.00 e qualche minuto, ma il cielo grigio fa le bizze da tutto il dì e inganna facilmente. Il professore si presenta e dice ai suoi nuovi studenti di poter trovare il suo curriculum vitae sulla sua pagina nel sito dell'università. Nella maggior parte delle loro teste passa un pensiero del ti' "Ehmbè?" misto ad una leggera irritazione portata a riva da quella che potrebbe sembrare un leggero accenno alla vanità. Questo pensiero si disintegra due secondi dopo, quando il professore aggiunge che sul suo curriculum non c'è scritto che lui sta combattendo contro il cancro da un anno. "Non ci sarò sempre, mi imbottiscono di medicine" dice "Certi giorni mi sento proprio come se fossi uno straccio". E intanto gli studenti cercano di trattenere lo sguardo-sgomento-compassionevole che solo notizie del genere sanno suscitare. Qualcuno non ci riesce proprio, altri mascherano un po' meglio. Anche se nessuno di loro aveva mai visto prima quel professore, il suo annuncio, la sua confidenza ed anche, o soprattutto, il suo coraggio hanno toccato un po' tutti nell'aula. E ancora lo guardi sorridere, gli vedi proprio gli occhi che ridono. Occhi piccoli di un azzurro intenso, fanno fatica a vincere il contrasto delle occhiaie profonde intorno a loro, ma ridenti. E ti sforzi di ricordare quanti altri occhi così conosci, pochi, molto pochi. E lo ascolti mentre parla e lo fa con un entusiasmo ed un amore infinito per quello che sta dicendo. La letteratura. Le isole. La conoscenza, l'autocoscienza. La voce quasi gli trema. E ti chiedi se è sempre stato così e un po' malignamente, forse, pensi al fatto che la sua emozione può essere tale forse perchè teme che quello che sta incominciando sarà l'ultimo corso della sua vita. "Non parliamo del secondo modulo, non so neanche se lo terrò io" dice, quasi a voler intendere "Non pensiamo al futuro, occupiamoci del presente, che forse nel futuro non ci sarò più".
Una grande lezione di vita in due ore di letteratura. E poi ancora, la lettura integrale del testo "L'isola che non c'è" con un'interpretazione che ti ci catapulta dentro, ti emoziona, ti commuove.
E' così triste e così vero che l'uomo quando pensa di aver intravisto il traguardo o la fine della propria vita, gode di ogni attimo e di ogni gesto con un'intensità mai vista prima.
Succedono anche queste cose in una Facoltà dove, un minuto prima ti incazzi perchè sei costretto a seguire una lezione in piedi ed un'altra seduto per terra, e il minuto dopo vieni sbalzato in realtà lontane ma che in qualche modo ti toccano.
Ogni giorno sono sempre più convinta del fatto che non avrei potuto scegliere altro posto se non quello in cui sono ora.




Seconda stella a destra 
questo è il cammino 
e poi dritto, fino al mattino 
poi la strada la trovi da te 
porta all'isola che non c'è. 

Forse questo ti sembrerà strano 
ma la ragione 
ti ha un po' preso la mano 
ed ora sei quasi convinto che 
non può esistere un'isola che non c'è 

E a pensarci, che pazzia 
è una favola, è solo fantasia 
e chi è saggio, chi è maturo lo sa 
non può esistere nella realtà!.... 

Son d'accordo con voi 
non esiste una terra 
dove non ci son santi né eroi 
e se non ci son ladri 
se non c'è mai la guerra 
forse è proprio l'isola 
che non c'è. che non c'è 

E non è un'invenzione 
e neanche un gioco di parole 
se ci credi ti basta perché 
poi la strada la trovi da te 

Son d'accordo con voi 
niente ladri e gendarmi 
ma che razza di isola è? 
Niente odio e violenza 
né soldati né armi 
forse è proprio l'isola 
che non c'è.... che non c'è 

Seconda stella a destra 
questo è il cammino 
e poi dritto, fino al mattino 
poi la strada la trovi da te 
porta all'isola che non c'è. 

E ti prendono in giro 
se continui a cercarla 
ma non darti per vinto perché 
chi ci ha già rinunciato 
e ti ride alle spalle 
forse è ancora più pazzo di te

(L'isola che non c'è - E. Bennato)

sabato 26 febbraio 2011

"Sempre insieme sempre e comunque nel male e nel bene "

Per me voi siete tutti parte della mia vita
E chi non lo sa lasci che glielo dica
Gli amici che ho e quelli che ho avuto prima
La gente che so che mi è stata vicina
Io vi proteggerò da ogni cosa cattiva
Da ogni paura da ogni male che arriva
Finché il cuore batte e il corpo respira
Finché avrò la forza non c’è alternativa

Per me voi siete sangue del mio sangue
Per me voi siete carne della mia carne
Per me voi siete pelle della mia pelle
I miei fratelli e le mie sorelle

Sapete dov’è che sto
E che ci sarò
Non dimenticate siamo sempre insieme sempre e comunque nel male e nel bene 
Ciò che si può
Io per voi lo farò
Siete qualcosa che mi appartiene siete sangue nelle mie vene 

(Brusco - Sangue del mio  sangue)

Io sono Orgogliosa di giocare nella mia squadra, in questa squadra. Che se ne dica pure che siamo camioniste, tamarre o che altro (anche se quando penso a Noi, ci penso come si pensa ai Romantici dell’800, quelli che scavavano alla ricerca del Sentimento, e che dal Sentimento erano mossi) ; ma la verità è che stasera, ancora una volta, abbiamo dimostrato che quando veniamo punte nell’orgoglio, poi non perdoniamo e ci incazziamo e diventiamo delle iene. E tiriamo fuori cose che sono sempre dentro di noi ma che non sempre riusciamo a tirare fuori. E quando lo facciamo, siamo travolgenti, cariche, devastanti. Al punto da meritarci gli applausi nonostante la sconfitta. E sapete, a me ha sempre emozionato vedere questo accadere, ma in genere l’ho sempre vissuto da spettatrice, da tifosa. Questa sera no, questa sera l’ho vissuto da dentro, e, dentro, dentro di me quell’orgoglio è stato cullato, coccolato, emozionato. Nonostante il bruciore per la sconfitta, questa sera Noi, nel saluto, (o almeno per quanto mi riguarda) ci siamo andate con il petto gonfio di stima per Noi. (Nonostante ciò, non dimentichiamoci del disastroso secondo quarto che tutte abbiam giocato!) Credo che la nostra sia la strenuante capacità di scavarci la fossa da sole. Ma quando poi cominciamo ad arrampicarci per uscirne, ce la mettiamo tutta, tutta tutta.

A noi non regala niente nessuno, non ha mai regalato niente nessuno. Nonostante le ingiustizie, le nostre sconfitte ce le meritiamo tutte –tutte tranne una, non sto neanche a citarla!- ma le vittorie beh, le vittorie in generale ce le conquistiamo nella fatica e nel sudore e nell’onestà, Noi!

Non ho mai fatto mistero del fatto che il mio cuore batte per l’accostamento di colori bianco blu ed una saetta cucita sul petto. E, per quanto poco eticamente e moralmente corretto possa essere, beh al cuore non si comanda. Al mio non di sicuro. Ma sapete, con voi è tutta un’altra storia. Che ci siano il bianco e il blu di Settimo o di San mauro o, ancora,  il bianco e il nero della Victoria, il mio cuore batte per il semplice fatto di avere cucito sul petto lo stesso stemma che avete voi. Di condividerlo. E di lottare per Noi. Per la mia squadra, l’unico stemma che esiste siamo Noi.

Come what may - Ragazze - Comunque andrà, io sono fiera ed orgogliosa di Noi.




(© Foto Laura Paviglianiti)